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06.08.2009
"Goccioline" per la cura delle viti, allevate con metodi biodinamici: zolfo e rame a bassa concentrazione, letame e microrganismi naturali per concimare.

Loacker e l'omeopatia in vigna: "Il mio Brunello in armonia con la natura"

"E' il metodo più tradizionale per farlo", confida in noto imprenditore altoatesino. Bando alla chimica tra i filari e in cantina.

Bando alla chimica tra i filari e in cantina. Belladonna, allora, per fronteggiare le infezioni da caldo umido. Dulcamara per quelle legate a pioggia e nebbia. Silicea, per ottimizzare la forma dell’uva e donare elasticità e resistenza ai germogli. Arnica contro i danni provocati dalla grandine. Tutti rimedi omeopatici, goccioline, per la cura dei vigneti, allevati con metodi biodinamici: zolfo e rame a bassa concentrazione, anziché prodotti sintetici, letame e microrganismi naturali per concimare, diverse varietà di erbe seminate vicino ai tralci per migliorare l’habitat dal quale nascerà il vino. Nel caso di Rainer Loacker, 66 anni, origini austriache, cadetto della famiglia famosa in Italia per i biscotti wafer e i dolci al cioccolato, si tratta di un vino di eccezione: Brunello di Montalcino, realizzato nella fattoria “Corte Pavone”, con vista sconfinata sulla Val d’Orcia, trentamila bottiglie all’anno, in commercio dopo 36 mesi trascorsi in grandi botti di legno. “E‘ il metodo più tradizionale per fare il Brunello”, spiega Rainer Loacker, che dal 2003 ha anche abolito l’uso della barrique in cantina. Fasi della luna, posizione delle stelle e dei pianeti, determinano tempi di semina, coltivazione e raccolta dell’uva, che avviene tutta rigorosamente a mano. Il vino riposa nelle grandi botti in una sontuosa sala sotterranea, areata da un flusso invisibile di microrganismi (beton), un’invenzione giapponese, che puliscono l’atmosfera, mantenuta a temperatura costante. Tecnologia e biodinamica. “Vivere in armonia con la natura è stato il mio sogno fin dall’infanzia”, confida Rainer Loacker, proprietario con i figli Hayo e Franz, oltre che di “Corte Pavone” (91 ettari, 17 dei quali a vite), anche di “Schwarhof”, tenuta acquistata nel 1978 in Alto Adige e di “Valdifalco”, azienda nella maremma grossetana, dove produce Morellino di Scansano. Totale, 300mila bottiglie. Una strada comunque irta di ostacoli. A partire dalla iniziale diffidenza dei vicini viticoltori. “Mi prendevano in giro, a volte mi guardavano addirittura di traverso”, racconta Rainer Loacker. E aggiunge: “Inoltre non tutto quello che in teoria sembrava chiaro funziona immediatamente in vigna. Per tre anni, ad esempio, ho cercato di fare a meno del rame. Un anno mi è andata bene. Perfetto, pensavo, ce l’ho fatta. Invece un anno dopo le viti furono colpite da peronospora, subendo perdite considerevoli”. Oggi terreni e vigneti, stimolati con ingredienti naturali e preparati biodinamici (corno letame e corno silice), danno vita a vini di elevata qualità, testimoniata da premi importanti, come quello ricevuto in occasione del Biofach 2008, il salone mondiale del biologico che si tiene a Norimberga. “Vinum laetificet cor hominis”: “Il vino allieta il cuore dell’uomo”, conclude Rainer Loacker, primo produttore di vino in Italia, tra l’altro, ad utilizzare tappi in vetro costituiti da materiale riciclabile al 100 per cento.

Giovanni Senatore



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